bodies

ACTION is about doing not thinking …

due

Le azioni verbali sono azioni fisiche e spaziali in cui il corpo rilascia memoria, anima e sentimento come atto di fiducia verso ciò che già è e porta su di sé , al di là di ogni nostra mediazione e interpretazione … Gianna Valenti
“…everything we need as actors is within us already, waiting to wake up.” … Lenard Petit
“The physical is the known, and through it we may find our way into the unknown, the intuitive, and perhaps beyond man’s spirit itself.” … Viola Spolin
“The actor… must accomplish an ‘act of the soul’ by means of his own organism.”  Jerzy Grotowski
“In essence I believe the need for words is something beyond the intellectual. It is a physical, emotional and sensual engagement fed and flavoured by the intellect.… too much time at rehearsals is spent sitting round a table discussing the text rather than physically grappling with it. The mind is forever censoring the intuition. The head is overruling not only the heart of the text but also its pulse and feelings.” … Patsy Rodenburg

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“L’unica regola è che quando si scava nella memoria bisogna stare sempre dentro al corpo, è il corpo-memoria che interessa, ha bisogno di esplorare, di conoscere le azioni, le sensazioni ma mai le emozioni. Non bisogna farsi la domanda ‘Che cosa ho sentito in quel momento?’ Bisogna farsi la domanda ‘Che cosa ho fatto in quel momento?’ … Si afferra un frammento e si parte da lì, aspettando che appaiano le piccole azioni, e poi gli impulsi che le hanno precedute, come qualcosa che comincia dentro al corpo. Se si ha la pazienza di fare tuto questo, allora emerge anche il campo emotivo, ma se ci si fissa sulle emozioni tutto diventa falso. Bisogna lasciare che le emozioni arrivino quando vogliono.”
Gabrile Vacis – Awareness – Dieci giorni con Jerzy Grotowski

D7- Drammaturgie Performative per Scenari di Senso

un progetto sul senso dell’essere e del vivere all’interno di una realtà urbana 
“Una persona mi ha chiesto che vocabolario io adoperi per tradurre: nessuno.Mi servo della concordanza ebraica, libro in cui di ogni parola è segnato il passo in cui compare.Di ognuna cerco i suoi luoghi, i versi in cui si manifesta lungo tutti i libri.
Da questo viaggio emerge, oltre al significato, anche una piccola biografia della parola, vita e opere di un utensile divino.”        Erri de Luca
“Dalla parola scritta potrei risalire alla mano, alla nervatura, al sangue, alla pulsione, alla cultura del corpo, al suo godimento. ”   Roland Barthes
“C’è voluto del tempo, e la confusa saggezza e l’anarchica cupidigia dei nostri avi, per costruire la città moderna delle istituzioni consolidate. È una grande creazione comune che la storia ha ammassato a poco a poco. Se la sorvoli in piena notte, è un’ingioiellata meraviglia dell’universo, galleggiante come un gigantesco transatlantico su un mare di tenebre. È sottile, intelligente, sofisticata e di una bellezza che ti toglie il fiato. E luccica e sfavilla come luccicano e sfavillano tutte le cose che si possono rompere. Ti chiedi quanto c’entri Dio con tutto questo, quanto dello splendore e dell’insolenza della città moderna creativamente eretta dai disparati intenti di generazioni di uomini sia frutto dell’ispirazione di Dio. Perché è la città del Dio inosservato, il Dio qualcosa / un tempo, il Dio della storia […]”   E.L.Doctorow
“Ho detto alla mia anima: taci, e lascia che scenda su di te
il buio
Che sarà l’oscurità di Dio.”
T.S. Eliot, Four Quartets, Ec III, 12-13                          
[extract from “Già stato ai mondi-Folio di dramaturgie”]—
“Già stato ai mondi”: una collaborazione tra Gianna Valenti e  Simona Bonacina (Dramaturg)

PASSIONE D

scritto e interpretato da Gianna Valenti – CRT Casa Laboratorio
Passione D è un viaggio artistico e umano in alcuni luoghi di dolore e tra le voci più diverse del nostro quotidiano, attraversando spazi urbani vicini e spazi mediatici più lontani. “Ora canto… in questo teatro, le voci e i suoni, i gesti e le azioni contendono lo spazio al rumore, o al silenzio, di un dramma contemporaneo che si consuma sotto i nostri occhi. Prende forma così, non la rappresentazione di una denuncia sociale, ma il dolore ultimo di una condizione umana.” SB
“cammina……..cammina velocemente…
non fermarti… non fermarti…
giù….
metti la testa tra le mani…
passa… passa… passa…
corri…………tieni…
tieni i bambini………sorridi…
sorridi……..sorridi…
non guardare, non guardare… dai!… dai!…
gioca… gioca…
non fermarti… no… non fermarti…
giù… che cosa devo dire?…
passa… passa… che cosa devo dire, cosa?…
tieni, tieni i bambini… sorridi, sorridi
cosa devo dire? non guardare… sorridi…
cosa? che cosa devo dire? non guardare…
sorridi… sorridi… tieni i bambini… tieni i bambini…”     …
“Va bene, ma cosa devo dire ancora?
Devi dire che sembra essere trascorso così tanto tempo, perché in questo tempo il tempo colpisce duramente.
Devi dire che ora viviamo in modo strano, come se fosse così da sempre.
Devi dire che questo orrore deve finire per poterti rivedere.
Va bene. Lo dico.
Lo dico…
semplicemente.”

Scansione

Dance or Theatre ?

“There is no essential difference between theatre and dance dramaturgy, although the nature and history and the material used differs. Its main concerns are: the mastering of structures; the achievement of a global view; the gaining of insight into how to deal with the material, whatever its origin may be -visual, musical, textual, filmic, philosophical etc.” 
M. Van Kerkhoven Looking without a pencil in the hand

Dance, Theatre or Visual Arts?

“ ‘Lei che cos’è? Un artista visivo o un performer teatrale?’
‘Che cosa preferisce fare, arte visiva o teatro?’
Due domande idiote che mi fanno di continuo. …
Tuttavia, anche se creo o individuo regole diverse per i diversi linguaggi attraverso i quali mi esprimo, ci sono delle somiglianze. E’ per questo che parlo spesso di immagini… Opero per lo più in maniera ‘espressiva’ con i diversi mezzi che utilizzo per dire qualcosa. Regole? Sono io che le impongo, sono io che le infrango.”
Jan Fabre Arti & Insetti & Teatri

choreography – short trailer

https://vimeo.com/202217441

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“The weight of this sad time we must obey.”   William Shakespeare

LIFT PROJECT – confessioni in ascensore

Two Drops Too Many di Margaret Rose – Interprete – Gianna Valenti
Un progetto sulla drammaturgia scozzese contemporanea
a cura di Carmen Chimienti—regia di Omero Affede
“A large service lift. A young woman cleaner in her early twenties, wearing an immaculate clean overall. Between the lines, she confesses to having poisoned her husband. She continues cleaning the lift from time to time as she performs the piece.
Hello, come in, I don’t bite… over here please, I must get on. (washing the lift wall). There’s still the toilets to do.
(looks at watch anxiously)
That’s where I think my most privare thoughts, while I’m scrubbing shit off the bowls, swilling them round with bleach and giving the seats a good polish. My migraine have already cleared, or almost. After just three weeks in this place. […] “

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Notes on Embodying a Woman
Fingers surfing on each other – continuous energy – sustained to sudden. Gesturing into singing – singing into gesturing. Singing into chanting – chanting into singing. Chanting into talking – talking as chanting. Gesturing into talking and singing. Gesturing as chanting… Today is gonna be the day – That they’re gonna throw it back to you – By now you should’ve somehow – Realized what you gotta do – I don’t believe that anybody – Feels the way I do about you now… And all the roads we have to walk are winding – – And all the lights that lead us there are blinding – There are many things that I would – Like to say to you – But I don’t know how… Gesturing into singing – singing into gesturing. Singing into chanting – chanting into singing. Chanting into talking – talking as chanting. Gesturing into talking and singing. Gesturing as chanting.  Gianna Valenti

 MOLLY BLOOM

uno spettacolo dal XVIII capitolo dell’Ulisse di James Joyce

Interprete – Gianna Valenti———Regia – Maurizio Maravigna
Intervento pittorico – Jonathan Guaitamacchi
Notes on Embodying Molly.
UNO     “… la parola che lotta per affermarsi e per affermare la vitalità del presente e del passato attraverso il corpo. La parola che si fa pienezza per poi continuamente perdersi e spegnersi nel flusso continuo e irregolare di immagini, di pensieri e di desideri di una mente nel dormiveglia. Il SI’ che si afferma nella verticalità del corpo o nel corpo che si lancia su di un punto nello spazio, dove il ricordo o il desiderio si fanno presente agito. Il corpo che gradualmente si affloscia, che rallenta i propri movimenti e che si spegne energeticamente, riporta i ricordi, le sensazioni, i desideri o le riflessioni all’interno di quel magma mentale e spirituale che ha permesso, soltanto per un attimo, che potessero galleggiare per poi riprenderseli.”
… TRE        “Lo spazio scenico è la mente di Molly che si fa corpo. La parola diventa pura sensorialità in movimento. E’ la sezione che è più propriamente terra, carne, movimento, fluidità, pesantezza, sensualità. Il movimento e la presenza fisica contaminano la parola… costringendo a una presenza mentale ed emotiva che afferma l’idea di Molly come Grande Madre che tutto nutre e che si nutre di sensorialità.”
QUATTRO      “Il palcoscenico è il mio spazio mentale. Uno spazio a tratti completamente buio o improvvisamente e incontrollabilmente attraversato da tagli di luce fortissima che mi risucchiano o richiamano, oppure che si accende di una luce soffusa che ne attenua i contorni e lo rende sferico. … I flashes e i tunnels che si creano improvvisi rilasciano sia suoni che ricordi recenti. La luminosità diffusa lascia intravedere il ricordo più lontano. lo spazio che vivo come spazio cranico si riempie poco alla volta di traiettorie e impulsi da attività neuronale.” …    Gianna Valenti

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“… i fiori mi piacciono vorrei che la casa traboccasse di rose/ Dio del cielo non c’è niente come la natura/ le montagne selvagge poi il mare e le onde galoppanti/ poi la bella campagna con i campi d’avena e di grano e ogni specie di cose/ e tutti quei begli animali in giro/ ti farebbe bene al cuore veder fiumi laghi e fiori/ ogni specie di forme e odori e colori che spuntano anche dai fossi/ primule e violette/ è questa la natura/ e quelli che dicono che non c’e un Dio/ non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza/ perché non provano loro a creare qualcosa/…/ ah sì li conosco bene/ chi è stato il primo nell’universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto?/ chi?/ ah non lo sanno e nemmeno io/ eccoci/ tanto vale che cerchino di impedire che domani sorga il sole/ il sole splende per te, disse lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri/ sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta/ il giorno che gli feci fare la dichiarazione/ sì…”   James Joyce – Ulysses

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Cooking is a Solitary Work

Performers – Biruté Banevičiūté, Biruté Marcinkevičiūté, Sigita Mikalauskaité, Indré Pačésaité    
Subject and Coreography – Gianna Valenti

venti-3

 I… I… I… I dreamt that the World had come to a Stop

“La prima scena si apre con due ragazze che cercano di sorpassare la forza gravitazionale usando due materassi ricoperti di farina. saltano verso l’alto, si sfiniscono, girano su loro stesse e inesorabilmente ricadono a terra… la scena prepara l’atmosfera per l’azione successiva e prepara il pubblico a una visione espressiva e scioccante: gli sforzi per strapparsi dalla superficie della terra e di staccarsi dal suolo, le convulsioni dolorose e i corpi induriti, le urla penetranti e gli scoppi di riso nel silenzio, le eruzioni e gli sprofondamenti da e nel subconscio… e tutto questo serve a un unico fine, così che possiamo parlare con chiarezza e urlare: ‘Hai paura?! Sì, ho paura!? Continuo a pensare, sono quello che sono, sono quello che sono.’ Durante l’azione, giochi performativi e nudità interiore, coscienza e subconscio, realtà e irrealtà si intrecciano e giocano con il corpo e i sentimenti, con la vita e con la morte, mentre gli attori-manichini gli attori-persona comunicano con loro stessi e con gli spettatori.”  Rasa Vasinauskaité

3

In Risvegli, Oliver Sacks chiede a un paziente: “Com’è essere come sei, quale paragone potresti fare?” E il paziente risponde:   “C’è una presenza spaventosa, e una spaventosa assenza… L’assenza è un isolamento terribile e un freddo restringimento, un avvizzimento molto più terribile di quanto lei, dottore, o chiunque non sia in queste condizioni possa mai arrivare a immaginare: è un’oscurità e un’irrealtà senza fondo… una specie di calma totale, un niente…”   L’esperienza fisica ed emotiva di quei pazienti afflitti da encefalite letargica, una malattia che Sacks definisce affascinante e fantasmagorica e che ha manifestazioni uniche in ogni singolo caso, mi offrì immagini, ossessioni, sogni, sensazioni fisiche, frammenti poetici ed emozioni che potevano essere tradotti in materiale fisico, ritmico e dinamico. E ancora una ricchezza concettuale capace di tradursi in spazialità, fisicità ed emotività sino a suggerire nuove parole, nuove visioni e a generare potenzialità comunicative inaspettate. Gianna Valenti

 Chant to a Restless Soul

Chant to a Restless Soul is a hommage to Jewish Vilnius, once the Jerusalem of the North. It is a vision of the popular and mystical traits of Jewish culture in the city and a search for its embodiment. Chant to a Restless Soul is choreographed to Klezmer music and to originally recorded additional music by Mieczyslaw Litwinski and to textual parts in Hebrew. It incorporates and recreates traditional and ritual Jewish gesturality combining it with the dancers’ personal work developed according to given textual inputs. It also incorporates the rules and structures of Jewish mysticism with its alphabetical and textual manipulations.
Dancers – Rasa Alksnyté, Biruté Banevičiüté, Siga Mikalauskaité, Vita Mozūraité 
Subject and Coreography – Gianna Valenti
original composed music – Mieczyslaw Litwinski

venti-1

Era dalla mistica di Abulafia che eravamo partite per costruire il nostro omaggio alla Vilnius ebraica degli chassidim e degli studiosi della Cabala. La musica era stata appositamente costruita da M.Litwinski sulla base della combinazione della parola ‘Dio’ e delle lettere che la formano in più di dieci lingue. Il ritmo ossessivo e incalzante che ne risultava finiva per rispecchiarsi nei movimenti dei corpi che procedevano nello spazio, incuranti di ogni barriera che si frapponeva fra loro e la meta (la visione di verità e forme superiori nell’estasi) con un’intensità progressivamente e metodicamente crescente, sino all’apparente indebolimento del corpo, sino al tremito, sino all’assenza di parola. I movimenti del corpo e la gestualità erano stati pensati come lettere da comporre, scomporre, associare, richiamare e reiterare: la parola si faceva pura sensorialità attraverso i corpi danzanti che incarnavano tutta la ricchezza di un universo religioso, mistico e di pensiero. Dai suggerimenti combinatori e sintattici di Abulafia e da alcune descrizioni di stadi di presenza ‘alterata’ avevamo trasformato la forza mistica che può nascere dalla parola in materiale fisico, gestuale e sensoriale costruito dinamicamente nello spazio e con lo spazio. Mi vennero in mente le parole di Mosheh Ibn Ezra, poeta ebreo vissuto tra l’XI e il XII secolo:
“D’un tratto incontrai le forme degli amici che avevo lasciato vaganti nella profondità della notte.” Gianna Valenti

Because Memory is my sole Companion

Actors – Regina Laucyté, Biruté Marcinkevićiūté, Nijiolé Narmontaité, Kestitis Povilaitis, Daiva Rudokaité, Ridas Zirgulis
Subject and Choreography – Gianna Valenti

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“Non ci sono dubbi che la performance Because Memory is my Sole Companion sia una performance coraggiosa. Gianna Valenti combina l’apertura emotiva con la precisione del ritmo, creando così un suo modo di fare performance… Il terreno drammatico di Because Memory… è la ricreazione autentica delle impressioni più profonde che giacciono nella nostra memoria. Durante la performance, diversi periodi, memorie di persone diverse e idee si snodano difronte a noi come un filo di perle che si è rotto. Cerchi di rimettere sul filo queste perle, ma è come se non ne ricordassi più la regolarità del loro succedersi. Ho notato che la data più vecchia usata nel testo è il 1905. Qual’è il significato di quella data? E’ il compleanno di una nonna o un archetipo inaspettato?…”  Vesta Grodskyté

Così Fan Tutte

Dancers – Sokio Teatras Aura
Subject and Coreography – Gianna Valenti
music – Giuseppe Verdi    and    original composed music – Mieczyslaw Litwinski

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Scansione

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Dance at World’s Fairs: The Dance of Culture

An installation by Gianna Valenti
Designed by Kevin Jon Boyle

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Gianna Valenti’s installation of dance images from World’s Fairs reconstructs the carnival atmosphere of these events, but with a critical twist… Valenti recreates the 1893, 1903 and 1933 World’s Fairs as showcases that not only reflect the then current conventions of entertainment, but which also served to promote ideals specific to the newly industrialized Western culture of the United States….

L’Estro Disciplinato

Choreography – Gianna Valenti
Dancers – Helen Ahan, Tanith Fowler, Michelle Heffner, Gianna Valenti
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